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PERCHÈ SIAMO INSODDISFATTI DELLE NOSTRE RELAZIONI? La risposta di Zygmunt Bauman

November 14, 2016

 

Zygmunt Bauman è l'inventore del concetto di “società liquida”, immagine che descriverebbe, secondo l'autore, il nostro presente.

Caratterizzata da: elogio dell'immediatezza e rapidità, spasmodica ricerca di soddisfazioni brevi e senza strascichi, comodità come assenza di sforzi, rifiuto di qualsiasi lunga durata o lunga attesa, strenua convinzione che ogni occasione di felicità sarà migliore della precedente ma mai all'altezza della successiva.

In una realtà con queste caratteristiche l'homo sapiens assume le sembianze dell'homo consumens, la cui caratteristica non è l'accumulo di beni, bensì il suo rapido disfarsene per godere dei successivi. Anche la relazione sentimentale, in quest'ottica si trasforma in beni di consumo; sebbene le sue caratteristiche intrinseche nonché i profondi bisogni psicologici che tenta di soddisfare, fanno sì che nel contrasto fra le due tendenze si creino molti dei problemi che affliggono la nostra vita relazionale. Il legame fra due persone, parimenti agli oggetti di consumo non possono avere una vita troppo lunga e spesso l'attrattiva declina più velocemente rispetto alla “utilizzabilità” stessa.

L'homo consumens ricerca la soddisfazione e non la relazione, perciò non può e non deve investire troppo in una relazione, altrimenti sarà troppo costoso sbarazzarsene quando nuove e più allettanti promesse di felicità si staglieranno all'orizzonte.

Come si può riuscire a coniugare soddisfazione e leggerezza? Attraverso un apprendimento: imparare ad amare.

La trasformazione dei legami di parentela ha tolto valore e rilevanza all'Amore, riducendo significativamente i criteri necessari per attribuire quest'etichetta al rapporto fra due persone. Per cui se l'amore è più semplice, gli amori possono essere molteplici; da qui l'idea che la reiterazione dell'esperienza possa produrre un apprendimento. Ma amare è costruire qualcosa non ammirare qualcuno, ed inoltre per apprendere è necessaria la stabilità del contesto, che mal si coniuga con un continuo cambio di partner.

Quindi ciò che si impara è: finire subito e ricominciare daccapo. L'amore nasce dalla promessa che l'altro riuscirà a lenire l'insicurezza esistenziale di fronte al futuro ed il vissuto di solitudine, ma le sue promesse sono molto meno ambigue rispetto ai suoi doni.

Incontrare l'altro nella sua irriducibilità e nel suo mistero è però fonte di nuova insicurezza. Il quadro si complica nel momento in cui l'amore esiste finchè le promesse che lo originano restano deluse; ma le pressioni a ridurre l'alterità dell'altro possono essere così forti da spingere verso i due opposti, dell'annullamento di Sé o della sopraffazione dell'Altro.

Bauman sottolinea inoltre come vi sia in chi si appresta ad intrecciare una relazione significativa l'aspirazione distorta, a coniugare i vantaggi della consanguineità (ovvero la durata nel tempo) con i vantaggi dell'affinità (la scelta).

Laddove però i legami di consaguineità si sono spogliati del loro aspetto oppressivo, rivelando i propri aspetti più fragili e suscitando più tenerezza che rabbia; quelli di affinità si sono caricati di ansia e fatica. L'ansia di essere noi all'origine della scelta e l'ansia di potervi rimanere intrappolati; la fatica di dover ogni volta reiterare la scelta, affinchè il legame non avvizzisca.

La predilezione di rapporti di convivenza piuttosto che la costruzione di famiglie è legata, secondo l'autore sia ai fattori sopra esposti ma anche dalla mutata concezione della genitorialità. Nell'epoca liquido-moderna un figlio costituisce un costo enorme mai completamente preventivabile, in quanto non legato solo ad aspetti economici e per di più un costo a lungo termine in una società a progetto.

Avere un figlio mette in crisi la visione di decisore razionale dell'homo consumens: ovvero colui che deve ottenere la massima soddisfazione con il minimo costo. Inoltre un figlio pone inevitabilmente la necessità di un autolimitazione della propria autonomia, precludendo così in partenza al soggetto le nuove gioie che verranno. Infine nell'era della medicalizzazione del sesso, un figlio non è praticamente più, “figlio del caso”, ma sempre frutto di una scelta che ambirebbe ad essere razionale ma che non lo può essere fino in fondo in quanto, come sopra esposto, mai calcolabile fino in fondo.

Sapere di fare una scelta ma farla attanagliati da mille dubbi non può far altro che accrescere l'ansia e ridurre la gioia.

Dal mutamento generale dell'affettività non viene esclusa neanche la sessualità. Nelle società “solide” il sesso è intimamente legato all'amore, alla stabilità, alla sicurezza, alla continuazione della stirpe; e sono questi aspetti secondo l'autore che riempono di senso l'atto sessuale. Liberato da queste opprimenti zavorre oggi il sesso è alla portata di tutti e di tutto (nel marketing occorre sessualizzare l'oggetto per accrescerne l'attrattiva). Ma volare senza nessun tipo di zavorra è gioioso e angosciante nello stesso tempo. Angosciante perchè tolto qualsiasi aspetto metafisico il sesso si riduce alla mera prestazione tecnica e fisica, troppo dipendente da variabili contestuali per garantire un piacere costante e privo di qualsiasi delusione.

La sessualità è stata innalzata a simbolo, o ad aspirazione, a quella unione senza legame , che rappresenta il sogno utopico dell'homo consumens. Speranza vana o comunque breve in quanto eccezion fatta per l'attimo orgasmico, il sesso lascia i due amanti più soli di prima. Come le gioie delle droghe e dell'alcool sono transitorie e pericolose. Pericolose perchè resistenti a qualsiasi tendenza ad attribuirvi in maniera certa il carattere episodico. Poiché nessuna unione di corpi può sfuggire ad un qualche tipo di legame con altri ambiti della vita sociale; niente e nessuno ci garantirà mai che quel singolo atto sessuale possa restare un episodio per tutta la vita. L'insicurezza e l'incertezza, che da questa dolorosa constatazione discende, non potrà mai dissiparsi in maniera totale. E da qui nasce la drammaticità di un sesso “libero”; di cui desideri insoddisfatti, nervi scossi, amore deluso, dolore, paure, solitudine, egotismo, compulsione ripetitiva, sono alcune delle conseguenze.

Infine, per Bauman se alcune forme di socialità avvizziscono altre emergono, con tutti i loro inquietanti risvolti. L'allentamento dei legami tradizionali, l'anonimato delle grandi città ha disintegrato i legami impersonali che conferivano al soggetto un senso di appartenenza e ne mitigavano il vissuto di solitudine.

A queste “comunità di identità” se ne sono sostituite altre “di occasione” fondate su una comunanza di interessi, pronte ad aggregarsi intorno ad un atteggiamento, ad un evento, ad una moda o ad una paura; veloci a formarsi e altrettanto veloci a dissolversi.

Altro risvolto del mondo liquido, e tecnologico, è la costruzione di “comunità” o sarebbe meglio dire di “community” in cui la distanza fisica è indipendente dalla prossimità emotiva. Sono comunità che hanno bisogno di una continua agentività per sopravvivere , se ne fa parte solo quando si condivide o si scrive. Il senso di appartenenza non è legato a ciò che si condivide ma solo al condividere stesso.

Da psicoterapeuta ho trovato l'analisi di questo fine osservatore delle dinamiche sociali contemporanee, veramente stimolante. Considero il disagio individuale un modificazione quantitativa del disagio sociale. Considero quindi necessario sostenere il paziente nel processo di riflessione e consapevolezza di questo contributo sociale al suo disagio, affinchè possa avviare un processo di accettazione e condivisione; oppure elaborare all'interno del socialmente adeguato, soluzioni esistenzialmente valide.

 

 

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