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Modificazione neuronale, tra apprendimento mediato e socializzazione

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Verso la fine della seconda guerra mondiale, in Palestina, un pedagogista rumeno di origine ebraica, Reuven Feuerstein, si trovò ad organizzare dei corsi volti all’educazione di giovani ebrei europei e nord africani, sfuggiti alla terribile esperienza dell’olocausto. In questo contesto, il giovane pedagogo sperimenta personalmente il limite dei test psicologici basati sul "quoziente di intelligenza", o QI, che dava risultati molto bassi per quei bambini che erano stati privati per anni di qualsiasi esperienza a livello umano. Lavorando a stretto contatto con questi bambini, Feuerstein si rese invece conto del loro enorme potenziale di apprendimento inespresso. Nacque così l’idea che l’intelligenza umana non fosse qualcosa di definito, ma che essa fosse modificabile indipendentemente dall’età del soggetto e dalle cause che lo abbiano portato ad un deterioramento cognitivo. I limiti biologici, secondo questa concezione della mente, possono essere superati e con essi anche il comportamento possa in sostanza essere modificato. Questa idea venne confermata anni più tardi dai lavori di Eric Kandel, Nobel nel 2000 proprio grazie alla sua scoperta sulle capacità plastiche, delle strutture neurali, di attivare nuove connessioni andando quindi oltre i limiti genetici. Feuerstein, partendo dall’assunto di Vygotskiji, secondo il quale l’intelligenza può essere insegnata, concepisce la mente, e il suo potenziale di apprendimento, come una struttura in grado di modificarsi continuamente nel tempo. L'intelligenza è la propensione dell'organismo a modificarsi nella sua struttura cognitiva, in risposta al bisogno di adattarsi a nuovi stimoli, di origine interna o esterna che siano (Feuerstein 1998), intendendola quindi come una proprietà dinamica della mente, cioè modificabile.

Partendo da questo assunto, Feuerstein elabora quindi un Metodo che si basa sul concetto della "Modificabilità Cognitiva Strutturale" (M.C.S.). Tale modificabilità è data principalmente da un intervento affettivo-educativo da parte di altri esseri umani, i mediatori. Tutto ciò che un essere umano può apprendere, attraverso la stimolazione continua data dalla sua interazione con l’ambiente circostante, assume significato solo attraverso l’azione di altri esseri umani, che si pongono quindi come mediatori. L’organizzazione e la presentazione degli stimoli, da parte dell’altro che si frappone tra il mondo (l’oggetto dell’apprendimento) e la persona interessata ad apprendere, possono generare dei cambiamenti a livello cognitivo, fase denominata “Esperienza di Apprendimento Mediato" (E.A.M.). Il metodo cerca quindi di sviluppare nuove modalità di pensiero in persone con problemi di apprendimento, ritardo cognitivo, ma anche all’interno di contesti lavorativi, attraverso l’acquisizione di strategie volte a sviluppare un’elaborazione di concetti più accurata, la capacità di organizzare dati e un ragionamento non impulsivo. Attraverso una nuova flessibilità mentale, il soggetto diventa esso stesso generatore di informazioni.

La pratica in sé, che può essere svolta sia singolarmente che in gruppo, sempre attraverso la mediazione di un terapista esperto, diventa un processo di socializzazione strutturato, a cavallo tra la socializzazione primaria, sviluppo delle competenze sociali di base, e quella secondaria, sviluppo delle competenze specialistiche. Infatti, obiettivo del metodo, non sono l’acquisizione di azioni concrete, ma competenze conoscitive, non tanto di contenuti ma di strategie in sé. La domanda da porsi è attraverso quale processo mentale io sia arrivato alla soluzione. Le funzioni cognitive messe in gioco sono molteplici, il metodo, ad ogni compito, ne mette in gioco diverse e tutte vengono alla fine sperimentate dal discente. Lo strumento utilizzato è il Programma di Arricchimento Strumentale (P.A.S.), che fu elaborato proprio sulla base dell’esperienza educativa del professor Feuerstein con persone svantaggiate. Oggi tale strumento viene utilizzato nelle aziende, nelle scuole, nelle famiglie, persone con sindrome di Down, nell’ADHD, nei centri di riabilitazione, bambini con Bisogni Educativi Speciali, con gli anziani e nelle carceri per portare ogni persona ad avere elasticità di pensiero ed efficienza nella vita.

 

Bibliografia

Reuven Feuerstein, Y. Rand, J.E. Rynders, Non accettarmi come sono, Sansoni Editore, Firenze

Michela Minuto,Renato Ravizza "Migliorare i processi di apprendimento, ed Erickson, Trento,2008.

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