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Adolescenti, modelli educativi e loro trasformazioni.

di Antonio Colanicchia


L’autorevolezza adulta.

Il processo di costruzione dell’identità si snoda lungo l’intero arco di vita, ma attraversa una tappa cruciale durante l’adolescenza, dove il principale compito evolutivo è stabilire una continuità del proprio senso di identità. In particolare, il processo separativo e di individuazione dai genitori dell’infanzia, e dalle loro rappresentazioni interiorizzate, non ha più le stesse caratteristiche che aveva ai tempi del padre autoritario e della famiglia normativa.

“Oggi” gli adolescenti sono cambiati dagli adolescenti di “ieri” in base a tante trasformazioni, una trasformazione importante è quella del modello educativo: si è passati da una famiglia tradizionale, normativa ad una famiglia affettiva. Secondo la famiglia tradizionale il bambino andava educato attraverso il volere degli adulti, la società della famiglia tradizionale era una società più certa nei valori di riferimento e quindi il modello educativo imperante era quello dell’obbedienza, con la convinzione che il bambino crescendo avrebbe espresso le proprie inclinazioni, le proprie attitudini e istinto in modo autonomo e “naturale” e per tale motivo, la famiglia, intendeva normarlo per il benessere personale e sociale. Tale modello educativo è entrato in crisi nel corso di questi decenni e si è andati verso una famiglia più affettiva e relazionale, alla base di questa c’è una redistribuzione del ruolo materno e paterno e una ricontrattazione dei ruoli affettivi.


Quando si utilizzava il “Tu, bambino, devi obbedire!” si pensava che i bambini fossero tutti uguali e che e bisognava insegnargli quello che era giusto, quasi mettendolo dentro la loro mente; proprio perché era un’epoca di valori più certi, gli adulti erano sicuri di cosa fosse giusto e cosa no; a questo punto la trasgressione veniva sanzionata attraverso una distanza relazionale, si riteneva che l’allontanamento relazionale e la sanzione, fossero utili alla crescita insieme alla pressione a comportarsi secondo ciò che veniva insegnato. Il modello affettivo, non vede la distanza e la rottura della relazione come favorevoli alla crescita e ha nel mantenimento della relazione il fine ultimo dell’intervento educativo, perché interrompere la relazione nella società complessa non è funzionale.

Oggi l’adulto, nel mantenere la relazione, è continuamente impegnato, e sollecitato, nel comprendere sempre di più come l’adolescente si sente e cosa lo porta a comportarsi in un certo modo, l’adolescente è continuamente impegnato a rimodulare la relazione con i propri genitori rispetto a come la viveva da bambino. Tale rimodulazione della relazione con i propri genitori reali, e con la loro immagine interiorizzata di questi, non si declina più attraverso l’opposizione e il conflitto con l’adulto come accadeva in passato, ma si declina attraverso una propensione adolescenziale a deludere le elevate aspettative e gli investimenti formatisi in loro stessi e nei genitori nel corso delle fasi di vita precedenti. Oggi, i genitori autorevoli devono affrontare la propria delusione, ma in special modo con quella sperimentata dai propri figli che devono realizzare i compiti evolutivi dell’adolescenza in un contesto relazionale, affettivo e sociale molto complesso. L’adulto autorevole interviene sulla delusione, sulla vergogna, sull’impatto del senso di mortificazione derivante dallo sguardo di ritorno dei coetanei.


Bibliografia

Lancini M. (2020). Cosa serve ai nostri ragazzi. I nuovi adolescenti spiegati ai genitori, agli insegnanti, agli adulti. UTET.


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